Visto che questo forum non viene praticamente visitato da nessuno ho deciso di sfruttarlo per migliorare la mia scrittura.
Domani sarà fondamentale non fare "orrori" lessicali, se tutto va bene dovrei mantenere la media dell' otto.
Inizierei parlando dell'"Eneide", il poema è stato scritto da Virgilio che prende spunto da Omero, infatti: i primi sei libri che parlano del viaggio di Enea sono molto simili all' "Odiessea", invece gli altri sei sono più simili all' "Iliade" poichè narrano le vicende fra Latini e Rotuli.
Enea, figlio di Venere, scappa da Troia in fiamma con il padre Anchise. Durante la fuga Enea lascia in dietro sua moglie Cleusa, quando ritorna per cercarla trova soltanto l'ombra della sua amata che lo convince ad andarsene senza di lei.
Nel poema Enea è diverso rispetto agli altri eroi omerici, il prince troiano molto spesso risulta dubbioso nelle sue scelte al contrario, nei poemi omerici gli eroi risultano sempre sicuri delle proprie scelte.
Mi sono già rotto a scrivere su internet, penso sia meglio ripassare un po' prima di esternare i miei temi.
venerdì 22 maggio 2009
domenica 10 maggio 2009
Inedita e speciale
La grande classe di Goran Pandev, le magie di Antonio Cassano, le mirabili prodezze di Maurito Zarate e i tanti gol di Pazzini e Tommaso Rocchi. Non c’è mai stato un Lazio-Sampdoria così affascinante. Sarà una finale inedita questa del 13 maggio 2009, finale unica allo Stadio Olimpico di Roma, come il primo Lazio Fiorentina del 24 settembre 1958 riproposta allora dopo 15 anni di interruzione. In quella partita terminata con una fiaccolata la Lazio vinse il suo primo trofeo con una rete di testa di Maurilio Prini che purtroppo ci ha lasciato lo scorso 29 aprile. Quattro trofei a testa per le due squadre partecipanti, una delle due raggiungerà nel palmares Inter, Milan e Torino. Roberto Mancini che ha il record di vittorie, finali disputate e presenze nella manifestazione (120) è l’anello di congiunzione tra i giocatori di Samp e Lazio, ma affascinante è anche la presenza in campo di Nicolò Frustalupi figlio dello sfortunato eroe dello scudetto del 1974, oggi vice allenatore blucerchiato. E’ la prima finale anche per i due allenatori Delio Rossi e Mazzarri. Tanti comunque i giocatori/allenatori comuni, soprattutto quelli della grande Lazio di Cragnotti (che vinse nel 2000, anno del suo centenario sportivo tutti i trofei italiani a sua disposizione) compreso Beppe Signori uno dei pochi a compiere il passaggio inverso. Signori lasciò proprio da capocannoniere il trofeo vinto nel 1997-98 passando alla Samp, senza disputare il doppio derby dei quarti di finale. In quel campionato la Lazio vinse 4 derby su 4 un record assoluto nelle stracittadine. Per i blucerchiati è il decennio tra la metà degli anni ottanta e gli anni novanta a portare tutti gli allori. In quel periodo d’oro la Samp del compianto presidente Mantovani (tifoso Laziale) arrivò sei volte alla finale vincendola quattro volte. L’ultima a vincere è stata la Lazio del recordman Mancini allenatore nel 2003-2004, ma il suo presidente-sorriso di allora l’Avv. Ugo Longo ci ha lasciato da pochi mesi, sarà quindi finale inedita anche per i presidenti attuali attenti ai bilanci e alla gestione, ma finora senza trofei. In palio poi non c’è solo la coppa, ma la partecipazione alla nuova Europa League e la SuperCoppa di agosto addirittura a Pechino. Sarà una serata di grandissimo pubblico, con la presenza istituzionale del presidente della repubblica italiana. Polverizzati ogni tipo di tagliandi venduti a Roma con file interminabili alle rivendite, ma con una massiccia presenza anche di tifosi in viaggio da Genova. Gli sportivi biancocelesti sono pronti a colorare tre quarti di stadio con le coreografie in cantiere della Curva Nord e del Sodalizio in Tevere, ma a tutti è richiesto un contributo: una bandiera e la maglia indosso e lo stesso faranno sicuramente i doriani. Le due tifoserie ricorderanno insieme chi ha perso la vita l’11 novembre del 2007 nell’autogrill di Badia al Pino, la sua famiglia attende che sia fatta giustizia ed i tifosi blucerchiati come tante altre curve d’Italia hanno espresso più volte la loro solidarietà al popolo Laziale.
Gabriele sempre con noi!
sabato 9 maggio 2009
Lazio: Contro l'Udinese un disastro... Ora serve carattere..!

Tra Lazio e Udinese la vera protagonista è la Curva Nord. Canti, cori e slogan che scandiscono un appuntamento lontano ancora quattro giorni. La Coppa Italia nella testa, la Lazio nel cuore, pronta a rilanciare un emozione ancora giovane da consumare prima di spalancare il sipario su uno spettacolo che resterà scolpito a lungo nella storia laziale. Lazio-Udinese scivola via in sordina, fra luci ed ombre e con pochi sussulti tutti in chiave udinese. Finisce con un 3-1 di marca bianconera che sa di disfatta laziale. Una partita incolore degli uomini di Rossi, che lasciano il campo con tanti dubbi e troppe incertezze e proprio a ridosso della partita più importante dell’anno. Eppure a partire bene è stata la Lazio che inizia giocando in scioltezza e senza remore. Al 6’ è Rocchi a spaventare gli ospiti quando prima si mostra abile nel rubar palla a Zapata, ma poi si perde fra le maglie della difesa bianconera. La squadra di Rossi prova ad insistere e al 13’ è Simone Del Nero a provare la botta da fuori, Handanovic però si fa trovare pronto sulla respinta. Il match fila via lento e senza troppi sussulti. L’Udinese controlla e addomestica la gara puntando molto sul fraseggio corto e l’interdizione a centrocampo. Poche emozioni in una prima frazione che annovera fra le note da ricordare almeno tre probabili rigori bianconeri causati da De Silvestri, ma non fischiati dall’arbitro.
Per registrare la prima e unica vera emozione della gara bisogna attendere il 40’. Il brivido parte da sinistra innescato dai tacchetti di Zàrate. Uno spiovente in area friulana che da sinistra imbecca Tommaso Rocchi. Il capitano laziale non trova però l’attimo giusto per colpire a rete da pochi passi e la palla rimbalza davanti al portiere dell’Udinese. Lichtsteiner perciò si catapulta sulla sfera, ma il suo tentativo si vanifica tra le braccia di Handanovic. La Lazio sembra assente e con la testa altrove l’Udinese sorniona invece prepara il colpaccio da presentare al rientro. Cala il sipario infatti su un primo tempo da pari e patta e dai tanti sbadigli. Ma nel secondo atto i biancocelesti si preparano alla disfatta. Poche idee sulla mediana e la lentezza davanti bloccano la manovra laziale. Rossi proma a muovere le pedine in campo e spedisce nella mischia Brocchi per un malconcio De Silvestri. Al 10’ squillo di tromba biancoceleste che esalta e illude. Zàrate sfoggia le sue doti da assist-man e al limite dell’aria udinese il talento argentino conquista palla, lotta e poi pennella per Rocchi. Il capitano laziale colpisce come sa. Potenza, rapidità e precisione. Un fendente che dal limite si insacca alle spalle di un incolpevole Handanovic, costretto a guardare il pallone gonfiare la sua rete. Una gioia grande, ma momentanea, resa ancor più effimera dal pronto pareggio friulano. A riequilibrare le sorti del match infatti ci pensa Floro Flores, che appena entrato al posto di uno spento Sanchez si guadagna la sfera sulla trequarti biancoceleste e colpisce la Lazio con un bolide che stupisce tutti, anche Muslera. Mossa azzeccata dello stratega marino che con un paio di accorgimenti mette nel sacco Rossi e la Lazio. Il match si infiamma se non nel ritmo almeno nelle giocate. Al 23’ Zàrate prova i riflessi di Handanovic dalla distanza, che si esibisce in tuffo. Un minuto più tardi sono gli uomini di Marino a capovolgere il risultato. Il 2-1 friulano è opera di D’Agostino. L’ex-giallorosso colpisce direttamente da calcio di punizione con un colpo dei suoi. La pennellata potente e precisa su punizione è un’arma infallibile che il numero 21 bianconero sfoggia contro Muslera contro cui il portiere uruguaiano nulla può. Ma non finisce qui. La compagine allenata da Rossi appare lenta e macchinosa. Zàrate si prodiga davanti (forse anche troppo, vista la finale in programma mercoledì, ndr), ma a centrocampo e negli ultimi 16 metri non viene supportato abbastanza. Le avanzate friulane si fanno sempre più pericolose e il nuovo innesto Floro Flores scardina da solo la retroguardia biancoceleste. Al 40’ infatti Sebastiano Siviglia si fa cogliere in ritardo sull’attaccante bianconero e lo atterra in area. Rigore sacrosanto, calciato e realizzato da Quagliarella. Il 3-1 mortifica la Lazio che potrebbe abbandonare il campo con un passivo addirittura più pesante. Finisce così con un pesante ko che fa scattare l’allarme in casa Lazio proprio a ridosso della finalissima con la Samp. I blucerchiati spediscono a Roma il loro biglietto da visita carico di una pesante cinquina rifilata alla Reggina. Mercoledì sarà tutta un’altra partita ovviamente, e ci aspettiamo una Lazio diversa, ma intanto nell’attesa nessuno nella Roma biancoceleste, dorme sonni tranquilli…
Lichtsteiner avverte:"Con la Samp serve un'altra Lazio!"
Stephan Lichtsteiner in mixed-zone:"Abbiamo fatto un partita buona, ma non buonissima. Abbiamo fatto l'1-0, poi abbiamo preso il pareggio e ci si può stare. Poi, invece, abbiamo preso il 2-1 in maniera stupida su calcio d'angolo. Spero che la testa fosse alla finale, perchè se giochiamo anche mercoledì come negli ultimi 30' di oggi è difficile che riusciremo a far qualcosa di buona. Comunque, sono veramente ottimista e convito che potremmo fare una buona partita. La Samp ha vinto 5-0? Mercoledì sarà un altra partita".
Lazio-Udinese 1-3: Rocchi non basta, l'Udinese dilaga
L'Udinese espugna l'Olimpico, trovando la quinta vittoria consecutiva che le consente di portarsi a -2 dall'agognata zona Uefa. Dopo un brutto primo tempo, nella ripresa decidono Floro Flores, D'Agostino (grandissima punizione) e Quagliarella (rigore), che rispondono al vantaggio di Rocchi per una Lazio con la testa alla finale di Coppa Italia di mercoledì. Espulso Brocchi nel finale.
SCHIERAMENTI — Delio Rossi fa pochissimo turn-over in vista della finale di Coppa Italia. A parte le assenze forzate di Pandev e Foggia, riposano soltanto Kolarov e Brocchi, oltre a Ledesma (squalificato). In avanti nessuna novità: spazio al tandem Zarate-Rocchi. Marino dal canto suo si presenta all'Olimpico con la formazione tipo: Domizzi rimpiazza l'indisponibile Felipe al centro della difesa, e il tridente è formato da Pepe-Quagliarella-Sanchez, con Floro Flores inizialmente in panchina.
AVVIO — Ne viene fuori una partita bloccata. I biancocelesti sono più vivaci in avvio, con Zarate che parte una decina di metri dietro a Rocchi e cerca la complicità di Del Nero e Lichtsteiner per bucare in velocità la difesa di Marino. I friuliani prendono le misure (senza nemmeno rischiare granché) e provano a rispondere sfruttando le corsie estene, dove Sanchez (soprattutto) e Pepe si danno da fare. Ne escono un paio di cross insidiosi e poco più.
NOIA — Per il resto prevale la noia. I friulani giocano più la palla, senza però riuscire ad alzare il ritmo. Quagliarella e Sanchez sono costretti a provarci da fuori, con scarsi risultati. Dall'altra parte, Zarate perde smalto dopo il primo quarto d'ora e le uniche velleità offensive sono affidate alle sgroppate di De Silvestri e Lichtsteiner. Troppo poco per un primo tempo che non lascia tracce: zero gol, zero occasioni, zero ammoniti. Ma un sicuro episodio da moviola, al minuto 31: Sanchez ruba il tempo in area a De Silvestri, che sembra atterrarlo. Da rivedere.
RIPRESA — Si ricomincia con Brocchi al posto di De Silvestri. La gara è subito più vivace e si sblocca dopo dieci minuti: Zarate appoggia al limite per Rocchi, che si gira sul destro e batte Handanovic con un siluro sotto il "sette". Marino corre subito ai ripari: fuori Sanchez, che ha speso molto, dentro Floro Flores. E l'attaccante napoletano ripaga la fiducia al primo pallone toccato, con un destro sul primo palo che vale l'immediato 1-1.
MAGIA — Il botta e risposta rianima l'incontro. Zarate cerca il 2-1 con un destro violento da fuori, ma Handanovic ci mette i pugni. Passa un minuto e Matuzalem atterra Asamoah al limite. La mattonella è quella giusta per D'Agostino, che inventa una magia mancina che tocca il palo prima di infilarsi alle spalle di Muslera. La Lazio probabilmente ha la testa alla finale di mercoledì e cerca il pari con poca convinzione. Nel finale, Quagliarella sigla il 3-1 su rigore (fallo di Siviglia su Floro Flores) e sfiora la doppietta con un delizioso pallonetto che sbatte sulla traversa.
Lazio-Udinese: Rocchi-Zarate per vincere
All'Olimpico la Lazio ospita l'Udinese. I biancocelesti, dopo due ko consecutivi, vogliono riscattarsi davanti al pubblico di casa. Bianconeri a Roma a caccia di punti Uefa. Rossi si affida alla coppia Rocchi-Zarate in attacco.
Lazio: Muslera, De Silvestri, Siviglia, Rozehnal, Radu, Lichtsteiner, Dabo, Matuzalem, Del Nero, Zárate. Rocchi.
Udinese: Handanovic, Isla, Zapata, Domizzi, Pasquale, Inler, D'Agostino, Asamoah, Pepe, Quagliarella, Sánchez.
Lazio, l'obiettivo è Materazzi
Sondaggio per Marco Materazzi dell’Inter. E’ successo a S.Siro sabato scorso. Lotito ha chiesto informazioni sul difensore nerazzurro che non trova spazio con Mourinho. E’ una situazione da approfondire, c’è la tentazione, se ne riparlerà. Materazzi ha un contratto sino al 2010, non è escluso che Moratti lo lasci libero a fine stagione, un anno prima della scadenza dell’accordo. Ha un ingaggio super da 3,6 milioni di euro. Ma una separazione consensuale, accompagnata da una robusta liquidazione, permetterebbe al giocatore di accettare un’ipotetica offerta laziale e la pista diventerebbe praticabile. Materazzi ha intenzione di giocare almeno per altri due anni, si sente chiuso in panchina, sogna di riconquistare la fiducia di Lippi in vista dei prossimi mondiali. Lotito, a fine partita, s’era lasciato scappare l’identikit in zona mista, davanti ai microfoni: «Rinforzi? Abbiamo la necessità di avere un marcatore cattivo e roccioso», il profilo di Materazzi combacia perfettamente per caratteristiche.
Non è la prima volta che la Lazio pensa a questo gigante. Per Rossi è il cosiddetto dominante cui affidare il reparto difensivo, l’avrebbe accolto a braccia aperte in passato. Nel 2006 l’ex diesse Walter Sabatini provò a portarlo a Roma, accadde prima del Mondiale tedesco. Materazzi fu un protagonista assoluto e al rientro a Milano prolungò con Moratti firmando un contratto multi- milionario. L’idea non andò avanti, tramontò Quasi subito. Materazzi è un tifoso laziale da sempre. Compirà 36 anni ad agosto. Andrebbe valutato il suo stato di forma, viene però da una stagione di inattività. Ha voglia di rilanciarsi alla grande e di chiudere bene la carriera.
Un suo eventuale arrivo darebbe ancora più esperienza al reparto, regalerebbe centimetri e cattiveria alla difesa. L’interista si aggiungerebbe ad un altro esperto come Siviglia, a Rozehnal e ad un giovane come Diakitè (Cribari sembra destinato a partire). Materazzi tornerebbe a Roma volentieri. E’ sbocciato nel settore giovanile del Tor di Quinto. Si allenava a due passi dal ”Maestrelli”, è cresciuto nel mito del papà, il signor Giuseppe, che è stato allenatore della prima Lazio di Di Canio. Marco andò a cercare fortuna altrove: Marsala, Trapani, Carpi, infine Perugia, dove si è affermato. Una stagione in prestito anche in Premier League, all'Everton, prima di tornare nel campionato italiano. E poi l'Inter, che gli ha permesso di diventare un punto fermo della Nazionale. E’ stato questo il suo percorso calcistico. Non si sente finito.
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