sabato 9 maggio 2009

Sven Goran Eriksson:"Lazio-Samp, la mia finale!"



In Inghilterra è stato travolto dal violento gossip dei tabloid. E in Messico a Sven Goran Eriksson è andata pure peggio. La sconfitta con l’Honduras, il 2 aprile, è costata la panchina della Nazionale dopo appena un anno.

Ma in Italia il tecnico svedese resta sempre uno dei più grandi “Signori” del pallone. Ovunqe è passato (Fiorentina, Roma, Sampdoria e Lazio) si è fatto apprezzare. Nella capitale, sponda biancoceleste, ha pure vinto lo scudetto 2000.

Sven Goran Eriksson, mercoledì all’Olimpico, Lazio e Sampdoria si affrontano in finale di coppa Italia. Sarà anche la sua partita... «Un po’ sì... Proprio per questo non chiedetemi pronostici o per chi farò il tifo. Ho ottimi ricordi di entrambi i club. Vedere Lazio e Samp in finale è una bellissima sorpresa».

Ma dal Messico riesce a seguire le sue ex squadre? «Quasi mai. Della serie A trasmettono Inter, Milan, Juve e poco altro. Si guardano soprattutto Liga e Premier League. La Lazio, però, una o due volte l’ho vista».

Non è più la Lazio dei suoi anni, quella dello scudetto... «Quando c’ero io avevamo uno squadrone. Questa è un’altra Lazio: ma la finale di coppa Italia è il segnale che la strada è giusta».

Il campionato vinto con la Lazio è il punto più alto della sua carriera? «Preferisco dire che è stato uno dei tanti momenti belli. In panchina ho avuto parecchie soddisfazioni. Alla Samp, per esempio, ho vinto solo una coppa Italia ma sono stati 5 anni stupendi».

Parla da ex... Ma la rivedremo in Italia? «Col Messico ho chiuso, ma io voglio continuare ad allenare, cerco una nuova panchina. In serie A, nella Liga o in Premier League non fa differenza. Dell’Italia, però, conservo ottimi ricordi...».

I suoi allievi iniziano a farsi strada in panchina. Mancini, Mihajlovic, Lombardo. C’è una scuola Eriksson? «Macchè scuola... Erano giocatori in gamba è ottimi uomini. Non avevo dubbi sul loro futuro».

Di Mourinho che idea si è fatto? Per certi versi sembra il suo opposto... «José l’ho conosciuto di persona ai tempi del Chelsea, quando io ero ct dell’Inghilterra. E’ un allenatore preparato, sta vincen­do ovunque. E’ bravo anche a parlare, ma quello è il suo stile...».

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